LA RIABILITAZIONE EQUESTRE NEL RITARDO MENTALE E NEL DISABILE.

 

 
È possibile lavorare con pazienti affetti da ritardo mentale di vario grado, associato ad altri disturbi di tipo neuromotorio, sensoriale, psichiatrico o comportamentale.

 

L’età dei pazienti può variare e, a seconda delle esigenze e dell’autonomia motoria e psichiatrica dei singoli, è possibile organizzare un lavoro singolo o di gruppo. Con una frequenza settimanale, già dopo pochi mesi si possono notare dei miglioramenti rispetto all’assetto, all’equilibrio ed alla coordinazione motoria.

 

Per i pazienti che hanno una buona autonomia motoria ma che presentano gravi disturbi psichiatrici e del comportamento (quadri psicotici, sintomatologie autistiche, ecc.) ogni cambiamento è vissuto in maniera problematica. Uno degli obiettivi possibili con queste personalità è sicuramente quello di mirare ad un maggior rilassamento e diminuzione della tensione. Il cavallo può essere utilizzato come sedativo e come scarico della propria aggressività.

 

Rispetto agli obiettivi, da stabilire per ogni utente, il lavoro verrà svolto in collaborazione con le unità operative responsabili dell’invio, in modo da poter ottenere una verifica incrociata dei progressi riabilitativi degli utenti e un’elasticità maggiore nel modificare in itinere i progetti individuali.

 

Oltre al rilassamento, nei disabili con insufficienza mentale è possibile lavorare su una maggiore interiorizzazione del proprio schema corporeo, attraverso l’esperienza con il cavallo, per raggiungere una migliore consapevolezza della propria lateralizzazione  e del coordinamento spazio-temporale. Per mezzo delle  attività con il cavallo, i pazienti imparano a percepire il proprio corpo attraverso quello dell’altro, in questo caso quello del cavallo. In particolare il movimento sinusoidale del cavallo, che si svolge sui tre piani dello spazio (orizzontale, frontale e laterale), esercita, anche solo a livello passivo, una grande influenza sull’acquisizione del vissuto corporeo dell’utente. Il paziente sopra al cavallo, al passo, subisce il suo movimento, il suo ritmo lento e ondulatorio (circa 40 cicli al minuto), crea un adattamento riflesso nei movimenti del cavaliere in modo tale che esso impara attraverso l’esperienza dell’altro. Lo scambio tra i due è di natura tonico-corporea. Con il tempo il paziente a cavallo presenterà reazioni più attive d’equilibrio e di raddrizzamento  del capo rispetto al tronco e andrà migliorando anche la sua percezione del tempo e dello spazio nel quale lavorerà.

 

È molto importante sfruttare lo spazio terapeutico non solo con il cavallo ma anche attraverso il lavoro svolto a terra. L’attività legata all’accudimento e al governo del cavallo rappresenta un esercizio che agisce sul potenziale residuo dell’individuo rispetto alla propria capacità di prendersi cura di e non di farsi prendere in cura da altri. Questo può aumentare la stima che il paziente ha di sé, stima che di solito è fragile e impercettibile.

 

Una migliore realizzazione delle competenze acquisite all’interno di questo spazio terapeutico potrà, poi, essere sfruttata nella vita di tutti i giorni. Verrà infatti insegnato agli utenti ad usare la striglia, la brusca, il pettine, la spugna etc. per pulire ogni parte del corpo del cavallo. Quest’esperienza potrà poi essere usata all’interno della vita familiare riprendendo e sfruttando le competenze acquisite.

 

 
 Obiettivi

 

 
1)    Imparare a vivere più serenamente le difficoltà relative a situazioni di cambiamento con l’aiuto del cavallo, somministrato per sedare gli stati di ansia e/o di aggressività.



2)    Una volta stabilita la dimensione affettiva triangolare tipica della relazione lavorativa, utente–cavallo–operatore, far sperimentare all’utente una dimensione totalmente accettante. Il ruolo dell’operatore sarà quello di fare da mediatore dell’emotività scaturita nella relazione, unica nel suo genere, tra l’utente ed il suo cavallo.

 

 
3)    Nel rapporto primitivo “uomo-animale” c’è spazio per l’operatore che vuole lavorare con l’utente per modificarne gli stati d’animo. Si viene a creare tra utente e cavallo una relazione di reciproca e libera accettazione. Questo diventa un intervento terapeutico dal momento in cui “se mi sento accettato posso dare un senso al mio esistere ed al mio appartenere”.

 

 

 

4)    Lavorare sull’autenticità: la relazione col cavallo spesso fa paura ma ha il grande pregio di essere una relazione autentica. Dal momento che il cavallo esprime direttamente paura o piacere, il confronto con esso non è come quello con un altro essere umano: il rapporto con il cavallo può essere preso come modello di relazione limpida. Il terapista potrà usare questo rapporto per aiutare il paziente a divenire consapevole e a controllare le proprie emozioni.

 

 
5)    Migliorare l’equilibrio e la coordinazione tra spazio e corpo. Andare a cavallo, a qualsiasi andatura, vuol dire mettere in gioco numerosi gruppi muscolari e poter intervenire in svariati campi della psicofisiologia e della psicomotricità: equilibrio, equilibrazione e compensazione, allineamento e raddrizzamento, coordinazione e dissociazione, tono e rilassamento, lateralità, ecc.

 

 
6)    Attraverso varie attività  svolte sia a cavallo che a terra, facilitare l’interiorizzazione dello schema corporeo che, in genere, è distorto sia nel disabile mentale che in quello motorio. Lo schema corporeo, come organizzazione delle sensazioni relative al proprio corpo in rapporto ai dati del mondo esterno , implica:

 

·         la percezione e la rappresentazione del proprio corpo;

 

·         l’interiorizzazione delle sensazioni relative alle singole parti del proprio corpo, nonché la sensazione di globalità del corpo;

 

·         l’equilibrio;

 

·         la lateralità;

 

·         l’indipendenza dei diversi segmenti in rapporto al tronco e di un segmento rispetto all’altro;

 

·         l’orientamento spaziale e temporale.

 

·         Usando le tre andature del cavallo, acquisire un maggior controllo posturale.

 

  
Metodologia

 

·         Riconoscimento del cavallo tramite il lavoro a terra (manutenzione dei finimenti, della selleria, accudimento del cavallo)

 

·         Uso consapevole del triangolo affettivo che si sviluppa tra cavallo-utente-operatore e lavoro su ciò che la relazione farà emergere rispetto al riconoscimento delle emozioni (ansia, amore, paure, vissuto motorio sui tre piani)

 

·         Uso del cavallo come sedativo attraverso il ritmo

 

·         Uso del feltro al posto della sella per stimolare i canali propriocettivi dell’utente

 

·         Miglioramento dell’organizzazione del proprio vissuto corporeo in relazione allo spazio attraverso il cavallo ed il suo ambiente (equilibrio, lateralizzazione, orientamento spazio-temporale)

 

·         Offerta di momenti ludici in cui si possa sviluppare fiducia, dignità autonomia, utilizzando sia il lavoro a terra che il gioco

 

·         Incontri con le U.O. che inviano l’utente alla struttura e con le famiglie

 

 
LA RIABILITAZIONE EQUESTRE NELLA TOSSICODIPENDENZA

 

E’ possibile offrire agli utenti un’esperienza che possa rendere loro la consapevolezza delle proprie capacità, sia attraverso la cura del cavallo, sia attraverso il confronto con altri ragazzi portatori di handicap.

 

 In questa prospettiva è possibile riprendere consapevolezza della dimensione vera della propria vita, riducendone la problematicità, aiutando a dare valore a ciò che si ha e a non guardare sempre ciò che non si ha. Aiuta a creare relazioni autentiche, ad avere pazienza, a sapere aspettare i tempi dell’altro; inoltre, anche attraverso la cura del cavallo, può attivare una relazione affettiva che lo aiuti a capire il significato di “prendersi cura di se stesso o dell’altro da sé”, imparando a decentrarsi e a trascendere se stesso.

 

 

 

Obiettivi

 

 Nel lavoro con i tossicodipendenti è possibile metterne in evidenza alcuni, riservandosi, in seguito, di adeguare gli interventi alla personalità di ogni utente:

 

1.   vivere il proprio corpo e prendersene cura attraverso la conoscenza e la cura del corpo del cavallo;

 

2.   ricerca di una dimensione di realtà da raggiungere nel confronto con altri utenti (dare valore a ciò che si ha);

 

3.   sviluppare la capacità di controllare il proprio mondo interiore; in questo senso è possibile sedare i momenti di aggressività, favorire l’espressione dei pensieri e dei sentimenti attraverso l’esperienza toccante del contatto con il cavallo;

 

4.   sviluppare fiducia, dignità, autonomia e stima di sé attraverso il raggiungimento di piccoli obiettivi da progettare insieme all’operatore, usufruendo del triangolo affettivo che si crea tra utente, operatore e cavallo;

 

5.   ricerca e raggiungimento di momenti di benessere che possano essere ritrovati e ricreati anche fuori dal contesto della terapia per mezzo del cavallo;

 

6.   ricerca di un modo diverso di divertirsi, attraverso l’area ludico-sportiva, con l’insegnamento delle discipline classiche dell’equitazione;

 

7.   acquisizione di capacità lavorative attraverso l’inserimento in laboratori di lavoro a terra intorno al cavallo.

 

 

 

Metodologia e strumenti

 

La metodologia utilizzata nel progetto deriva dagli insegnamenti della riabilitazione equestre; il lavoro è attuato a 360°, attraverso un intenso lavoro relazionale che si instaura tra il terapeuta, l’utente e il cavallo e nel quale è presente una costante dimensione affettiva a cui va il merito di tanti successi. 

 

Gli strumenti utilizzati sono:

 

·         il lavoro a terra: cura del cavallo e acquisizione di capacità lavorative;

 

·         il lavoro con il cavallo: esercizi effettuati sia con la sella, sia con il feltro per prendere consapevolezza del proprio corpo e per trovare una dimensione di equilibrio tra mente e corpo;

 

 

 

LA RIABILITAZIONE EQUESTRE CON I MINORI

 

 Obiettivi

 

Nel lavoro con i minori e gli adolescenti è possibile mettere in evidenza alcuni obiettivi, riservandosi, in seguito, di specificare gli interventi a seconda della personalità di ogni utente:

 

1.   creare momenti di aggregazione;

 

2.   conoscere, vivere e prendersi cura del proprio corpo attraverso la conoscenza e la cura del corpo del cavallo;

 

3.   sviluppare la capacità di controllare il proprio mondo interiore, sedando i momenti di aggressività e favorendo l’espressione dei pensieri e dei sentimenti attraverso l’esperienza  del contatto con il cavallo;

 

4.   sviluppare fiducia, dignità, autonomia e stima di sé attraverso il raggiungimento di piccoli obiettivi da progettare insieme al terapista, usufruendo del triangolo affettivo che si crea tra utente, operatore e cavallo;

 

5.   ricercare e raggiungere momenti di benessere che possano essere ritrovati e ricreati anche fuori dal contesto della terapia per mezzo del cavallo;

 

6.   ricercare un modo diverso di divertirsi, attraverso l’area ludico-sportiva, con l’insegnamento delle discipline classiche dell’equitazione;

 

7.   acquisire capacità relazionali attraverso l’inserimento in gruppi di lavoro a terra intorno al cavallo.

 

 

 

Metodologia

 

Si prevedono le seguenti attività:

 

·         avvicinamento e conoscenza del cavallo;

 

·         lavoro in maneggio con il cavallo, elementi base dell’equitazione;

 

·         lavoro a terra, gioco, attività artistiche intorno al cavallo;

 

·         incontri a tema sulle emozioni suscitate dal lavoro con il cavallo e con gli altri;

 

·         colloqui e gruppi di incontro/confronto con i genitori

 

nella metodologia è Importantissimo il lavoro di gruppo per sviluppare le potenzialità relazionali e di aggregazione dei ragazzi; gli strumenti utilizzati sono:

 

·         il lavoro a terra: cura del cavallo e acquisizione di capacità relazionali;

 

·         il lavoro con il cavallo: esercizi effettuati sia con la sella, sia con il feltro per prendere consapevolezza del proprio corpo e per trovare una dimensione di equilibrio tra mente e corpo;

 

·         lavoro di gruppo;

 

·         attività ludico-espressive (giochi, attività artistiche, musica, ecc.)

 

LA RIABILITAZIONE EQUESTRE CON GLI ANZIANI

 

 

 

Obiettivi

 

Anche con gli anziani è possibile lavorare con il mezzo del cavallo; in questo caso è possibile mettere in evidenza alcuni obiettivi, riservandosi, in seguito, di specificare gli interventi a seconda della personalità di ogni utente:

 

8.   Creare momenti di aggregazione e di benessere che possano essere ritrovati e ricreati anche fuori dal contesto della terapia per mezzo del cavallo;

 

9.   Sviluppare capacità relazionali e di trasmissione di tradizioni con eventuali piccoli utenti presenti (bambini, minori, adolescenti);

 

10.       Riconoscere, vivere e prendersi ancora cura del proprio corpo attraverso la conoscenza e la cura del corpo del cavallo;

 

11.       Ritrovare fiducia, dignità, autonomia e stima di sé attraverso il raggiungimento di piccoli obiettivi da progettare insieme all’operatore, usufruendo del triangolo affettivo che si crea tra utente, operatore e cavallo;

 

12.       Sentirsi ancora utili e importanti, capaci di prendersi cura di qualcuno “altro da sé”;

 

13.       Partecipare ad attività ricreative e manuali (laboratori manuali, giochi, attività artistiche).

 

 

 

Metodologia:

 

Anche con questo tipo di utenti il lavoro è attuato a 360°, attraverso un intenso lavoro relazionale che stimoli la persona anziana a trovare ancora un senso alla propria esistenza.

 

Gli strumenti utilizzati sono:

 

·         il lavoro a terra: cura del cavallo e acquisizione di capacità relazionali; ricerca di interessi legati al cavallo, alla natura, all’arte ed alla creatività

 

·         il lavoro con il cavallo: provare a salire in sella e guidare il cavallo al passo

 

·         recepire il ritmo ed il movimento del cavallo.